Spazio ai Nonni

La legge 54/2006, più comunemente nota come legge sull’affidamento condiviso, già prevedeva che in caso di separazione dei genitori il figlio minore ha diritto di mantenere un rapporto significativo con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Il Legislatore del 2006 dunque aveva ben presente che in un “processo di famiglia”, cioè in un giudizio che segue la vita delle persone, va garantito al figlio minore, anche nel momento della crisi genitoriale, sia il rapporto con il padre e la madre che quello con i parenti.

Tale riferimento normativo aveva dato adito a diverse perplessità ed interpretazioni, soprattutto dovute alla difficoltà per i nonni o per i parenti più stretti di essere parti nei procedimenti di separazione, divorzio o di interruzione della convivenza.

Detti procedimenti infatti hanno solo i genitori come parti processuali, mentre i figli vengono ritenuti parti sostanziali.

Alcune sporadiche pronunce di merito riconoscevano la capacità di intervento dei nonni, nei giudizi di famiglia, ma la Cassazione si è pronunciata sostenendo che non possono rivestire la posizione di parti processuali soggetti diversi rispetto ai genitori e al P.M.

Il decreto legislativo del 28.12.2013 n. 154, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale l'8.1.2014 ed entrato in vigore il 7.2.2014, recante "modifica della normativa vigente al fine di eliminare ogni residua discriminazione rimasta nel nostro ordinamento fra i figli nati nel e fuori del matrimonio, così garantendo la completa eguaglianza giuridica degli stessi", ha introdotto, tra l’altro, una nuova formulazione dell’art. 317 bis c.c., intitolato “rapporti con gli ascendenti”.

In tale nuova previsione normativa si dà finalmente risalto, non fosse altro che dal punto di vista terminologico, al diritto per gli ascendenti a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni:

Il Legislatore ha riconosciuto un vero e proprio diritto soggettivo e non un semplice interesse a mantenere dei rapporti di frequentazione ed affettivi con i nipoti.

Secondo l’opinione dei primi commentatori della Novella, con il termine ascendenti ci si riferisce al concetto giuridico di parenti in linea retta, cioè nonni e bisnonni, e in linea collaterale zii e prozii, nei confronti dei quali il minore assume la diversa dizione di nipote.

La locuzione “mantenere” sembra volere espressamente indicare il diritto per l’ascendente a tenere saldo, sostenere e far durare un rapporto / legame che si è venuto a creare nel tempo con il proprio nipote.

È in questa ottica che deve essere intesa, secondo me, anche l’introduzione - nell’art. 316 c.c. che ha novellato l’art. 155 c.c. - dell’istituto dell’affidamento familiare.

Gli ascendenti, ai quali è impedito il mantenimento del rapporto con il nipote, potranno ricorrere al tribunale per i minorenni del luogo ove il minore ha la residenza abituale per fare accertare se i genitori hanno leso con il loro comportamento il diritto dei nonni o degli zii ad avere rapporti con il medesimo nipote.

Il giudice minorile valuterà se il diritto degli ascendenti è coincidente con l’interesse del minore e adotterà i provvedimenti più idonei, disponendo, se del caso, l’ascolto del ragazzo che ha già compiuto i dodici anni di età oppure anche di età inferiore se dotato di capacità cognitive.

In conclusione anche se i nonni, i bisnonni, gli zii o i prozii non possono intervenire nei giudizi di separazione, divorzio, annullamento, nullità del matrimonio e nei procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio perché non sono parti processuali, con l’evoluzione del concetto di famiglia e in una società fondata prevalentemente sulla recessione dei rapporti e non sulla loro conservazione, l’odierno Legislatore gli concede la possibilità di far sentire la loro voce. In tal modo tali figure di sicuro riferimento in famiglia possono garantire ai nipoti che si trovano al centro della crisi genitoriale il trasferimento di saperi, saggezza, esperienza ed affetto incondizionati senza nemmeno quell’odiosa discriminazione tra figli legittimi e figli naturali.

Possiamo quindi affermare con soddisfazione che, se i figli sono tutti uguali, conseguentemente lo sono anche i nipoti!

Roma, 4 marzo 2014

Avv. Francesca Paulucci Baroukh

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