Comunicato Stampa del 5 febbraio 2014

COMUNICATO STAMPA

 

Il decreto legislativo del 28.12.2013 n.154 in materia di revisione delle disposizioni sulla filiazione entrerà in vigore il 7.2.2014 ( L. 10.12.2012 n.219 ).

Con la Legge 219/2012 sono stati cancellati secoli di discriminazioni in danno di tutti quei figli nati fuori dal matrimonio, e in quanto tali illegittimi, definiti poi “figli naturali” dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975 (L. 19.5.1975 n. 151).

Scompare definitivamente una distinzione semantica e l’aggettivo “naturale” nel suo significato intrinseco di: nudo, spontaneo, semplice e alla buona viene meno per lasciare il posto al sostantivo di figlio ove il legame di sangue prende definitivamente il sopravvento.

Questa modifica sostanziosa di molte parti del codice civile ha comportato innanzitutto un vistoso spostamento di competenze giurisdizionali.

Crolla finalmente, anche se in parte, quella assurda differenza giuridica tra i figli nati nel matrimonio e quelli nati fuori dal matrimonio.

L’affidamento condiviso, introdotto con la L. 54/2006 che aveva modificato l’art. 155 c.c., è migrato in un altro capitolo del codice civile, per l’esattezza nel IX capitolo che d’ora in poi si chiamerà “Della responsabilità genitoriale”.

La patria potestà che aveva lasciato il passo alla potestà genitoriale viene definitivamente soppiantata dalla responsabilità genitoriale.

Finalmente anche se con grande e grave ritardo ci siamo in parte uniformati alle legislazioni di altri paesi che a livello comunitario avevano già preferito sostituire la locuzione “potestà genitoriale” alla “responsabilità genitoriale”.

Questo radicale cambiamento è stato salutato da molti, solo come una modifica terminologica, ma in realtà evidenzia invece ai genitori che l’attenzione si è spostata definitivamente dal concetto di potere a quello di dovere.

Sarebbe utile che tutti i genitori ancor prima di pensare ad un nuovo progetto di vita analizzassero insieme il termine “responsabilità” cioè la possibilità di prevedere le conseguenze del proprio comportamento e poterlo correggere sulla base di tale previsione.

Sotto questo profilo il concetto di responsabilità – secondo la nuova normativa – implica tra l’altro che entrambi i genitori devono scegliere la “residenza abituale” del minore.

Tale scelta andrà operata di comune accordo tra i genitori tenendo conto delle capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni dei figli e, in caso di disaccordo, la scelta sarà operata dal Giudice.

Il decreto pertanto ha il pregio di inserire il concetto giuridico di residenza abituale che è il luogo ove il minore ha la dimora abituale andando finalmente a precisare il vago concetto di collocamento che si era andato formando in giurisprudenza subito dopo l’entrata in vigore della c.d. legge sull’affidamento condiviso.

Un’altra novità contenuta nel decreto legislativo è quella relativa all’introduzione dell’istituto dell’affidamento familiare che il giudice del merito può disporre anche d’ufficio in tutti quei casi nei quali i genitori si trovano in una situazione di temporanea difficoltà.

Quindi i minori potranno essere affidati temporaneamente ad un parente prossimo in attesa che i genitori recuperino l’idoneità genitoriale.

È ancora previsto l’affidamento esclusivo qualora l’affidamento all’altro genitore sia contrario all’interesse del minore. In tal caso la responsabilità genitoriale è esercitata in maniera esclusiva dal genitore affidatario mentre il genitore al quale i figli non sono affidati avrà il diritto / dovere di vigilare sulle decisioni di maggiore interesse riguardanti i suoi figli. Sul punto la normativa regredisce a prima dell’entrata in vigore della legge 54/2006 prevedendo anche che il non affidatario potrà ricorrere al giudice quando riterrà che sono state assunte dall’altro genitore delle decisioni pregiudizievoli per il minore.

In caso di disaccordo quindi con molta probabilità si tornerà a ricorrere all’utilizzo dell’art. 337 c.c. “vigilanza del giudice tutelare” sull’osservanza delle condizioni già dettate dal Tribunale in materia di esercizio della responsabilità genitoriale e amministrazione dei beni.

Il Giudice Tutelare per la natura dell’ufficio che riveste avrà l’arduo compito di cercare di comporre le liti tra i genitori cercando di abbassare i toni della conflittualità e potrà meglio adempiere al suo compito istituzionale ricorrendo all’ausilio di esperti affinché tentino una mediazione familiare, strumento idoneo a promuovere e sostenere la genitorialità favorendo la ripresa del dialogo e la ricerca di accordi condivisi.

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